PER RICICLAGGIO

Arrestato monsignor Scarano

In manette anche l’agente segreto Zito

A NUDO L’IPOCRISIA E LA NON CREDIBILITÀ DEL VATICANO E DELLA CHIESA CATTOLICA

 

Altro che “una Chiesa povera per i poveri!” come ha promesso l’emulo del “poverello di Assisi” papa Francesco all’indomani della sua elezione al soglio pontificio lo scorso 13 marzo; le inchieste giudiziarie che nelle ultime settimane hanno investito il Vaticano e i loschi affari dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), confermano la grave crisi di credibilità che la chiesa sta attraversando e mettono a nudo l’ipocrisia delle alte sfere ecclesiastiche che predicano male e razzolano anche peggio.

Appena 24 ore dopo l’annuncio del commissariamento dello Ior e l’istituzione della cosiddetta Pontificia Commissione Referente imposta da papa Francesco per “conoscere meglio la posizione giuridica e le attività dell’Istituto per consentire una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa”, il 28 giugno la Guardia di Finanza su ordine della procura di Roma ha arrestato per truffa, corruzione e calunnia monsignor Nunzio Scarano, responsabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa (l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica della Santa Sede che possiede migliaia di immobili di grande pregio concentrati a Roma e depositi per centinaia di milioni di euro in contante).

Insieme all’alto prelato sono finiti in manette anche Giovanni Maria Zito, funzionario dell’Aisi, il servizio segreto interno, e Giovanni Carenzio, un broker finanziario italiano che lavora soprattutto all’estero.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate del giudice per le indagini preliminari Barbara Callari su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci.

La scandalosa vicenda giudiziaria ruota intorno ad un accordo tra Scarano e Zito finalizzata a far rientrare dalla Svizzera 20 milioni in contanti di proprietà di alcuni amici del monsignore a bordo di un jet privato. L’attività di illecita importazione di capitali in Italia secondo gli inquirenti era per conto degli armatori Paolo, Cesare e Maurizio D’Amico, di origine salernitana. Per questo “servizio”, Zito avrebbe ricevuto 400 mila euro.

Scarano, tra l’altro, è coinvolto a Salerno in un’altra indagine giudiziaria per ricettazione. Il 14 giugno scorso il sacerdote infatti è stato iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre 56 persone per il reato di riciclaggio di 560mila euro. In quell’occasione aveva rivendicato la provenienza lecita dei soldi. Gli inquirenti si erano insospettiti per le modalità dell’operazione di estinzione di ipoteca su di un appartamento che aveva dato in garanzia. Questa era stata compiuta con finte donazioni di terzi e con assegni da 10mila euro rimborsati in contanti. La Procura di Salerno sta cercando di capire da dove venivano i soldi liquidi.

Scarano possiede un conto allo Ior ed è proprietario di una magione di lusso piena di mobili e quadri di valore nel capoluogo campano. 25 vani catastali per circa 400 metri quadrati del valore di oltre quattro milioni di euro. Ma vive da tempo a Roma nella Domus Intenationalis Paulus VI e prima di prendere i voti ventisei anni fa era un funzionario di banca. È intestatario del 90 per cento del capitale della NUEN srl, una società con sede a Salerno che dall’ottobre del 2012 esercita l’attività di costruzione di edifici residenziali.

L’altro socio, con il 10 per cento, è l’amministratore Enrico Vallese, un costruttore di Alba Adriatica.

Nell’ambiente è conosciuto come “monsignor 500”, per la sua grande disponibilità a cambiare assegni da 5 e 10 mila euro con banconote da 500 euro. Ma Scarano, come emerge chiaramente dalle indagini, non ha agito da solo. Le intercettazioni degli investigatori hanno confermato i suoi stretti legami con il direttore generale della banca del Vaticano, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli, che Scarano chiamava spesso, dandogli del tu.

Cipriani e Tulli il 2 luglio sono stati costretti a rassegnare le dimissioni subito accettate dalla Commissione dei cardinali che così spera di insabbiare tutta la scandalosa vicenda. In realtà, Cipriani e Tulli, a parte i loschi legami con Scarano, risultano entrambi indagati dalla Procura di Roma fin dal 2010 per violazione delle norme anti-riciclaggio in seguito alle verifiche sul conto 49577 del Credito Artigiano su cui Cipriani, delegato ad effettuare movimentazioni insieme con l’allora presidente Ettore Gotti Tedeschi, dispone nel 2010 due bonifici per complessivi 23 milioni di euro.

Soldi da inviare presso una filiale tedesca della Jp Morgan. La segnalazione di “operazione sospetta” trasmessa ai pubblici ministeri romani fa scattare il sequestro della somma.

E allora viene da chiedersi: come mai né il vecchio né il nuovo pontefice che a parole predicano “massima trasparenza” non li hanno rimossi prima?

Come mai il papa tedesco ha nominato presidente dello Ior Ernst von Freyberg nominato quando aveva già annunciato al mondo la sua decisione di lasciare il pontificato il 28 febbraio 2013?

Possibile che nemmeno il potente segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che proprio in quei giorni si fece rinnovare da Benedetto XVI per un quinquennio il ruolo di presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza della banca vaticana, si sia mai accorto di quanto avveniva non solo dentro lo Ior ma anche e soprattutto dentro la APSA presieduta dal cardinale Domenico Calcagno a cui Bertone è molto legato?

La verità è che l’APSA, come ha riferito Scarano agli inquirenti durante l’interrogatorio dell’8 luglio, non amministra solo i grandi possedimenti della Santa Sede ma fornisce anche i fondi necessari al funzionamento della Curia romana. È la vera banca centrale della Santa Sede e dal 2002 emette euro e si comporta esattamente come lo IOR schermando i reali intestatari dei fondi giacenti sui suoi conti.

Anche in APSA, allo stesso modo dello Ior, ha precisato agli inquirenti Scarano, ci sono i cosiddetti “conti di passaggio”, di cui nessuno dei due istituti finanziari tiene contabilità, un servizio svolto per pochi selezionatissimi clienti e a un livello più alto dello stesso Ior.

Scarano ha sostenuto di essere stato rimosso dal direttore generale dell’APSA Paolo Mennini, figlio di Luigi, ex direttore dello IOR coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano e della P2, imparentato con l’arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio a Londra.

Il monsignore salernitano ha raccontato anche di avere ‘denunciato’ tutto ai suoi superiori e di aver chiesto un incontro anche a papa Bergoglio proprio per informarlo delle operazioni sospette all’APSA. E poi ha tirato in ballo anche la potente famiglia Nattino, legatissima al Vaticano, e in particolare l’amministratore delegato della della Banca Finnat Euramerica, Arturo, figlio di Giampiero Nattino che dal 2000 grazie al cardinale Sergio Sebastiani, allora presidente dell’APSA, ricopre l’incarico di consultore della prefettura degli affari economici della Santa Sede. Secondo Scarano su alcuni conti APSA sono transitati anche i guadagni realizzati dai Nattino con le speculazioni finanziarie in borsa. Non a caso Massimiliano Marcianò, un imprenditore 45enne di Roma e carissimo amico di Scarano, il 4 luglio ha raccontato in qualità di testimone agli inquirenti salernitani di aver assistito insieme a Scarano alla seguente scena: due camioncini si fermano davanti alla Città del Vaticano. Aprono gli sportelloni e in gran fretta mani nervose caricano, proprio lì sul piazzale, davanti al monsignore e al suo amico, alcune valigie piene di lingotti d’oro.

Copia del verbale è stata girata dal procuratore di Salerno Franco Roberti e dal Pm Elena Guarino, ai colleghi di Roma.

Dunque tutti sapevano e vedevano ciò che succedeva e solo ora che l’ennesimo bubbone è scoppiato il Vaticano cerca in tutti i modi di proteggere i suoi forzieri e il lucroso giro di denaro che gravita intorno dagli occhi indiscreti degli investigatori. Non a caso, appena saputo del coinvolgimento di Scarano nelle indagini, lo ha subito sospeso dal servizio presso l’APSA cercando di scaricare su di lui ogni responsabilità giudiziaria, additandolo come la classica mela marcia dentro un sistema sano, che ha rubato per il proprio tornaconto; e non già come uno dei tanti loschi ingranaggi che fanno parte dell’oscuro sistema economico e finanziario della chiesa che ha nello Ior la sua centrale occulta e che dai tempi della P2 in poi è sempre stata al centro dei peggiori scandali e intrighi d’oltretevere negli ultimi 30 anni.

 

Da “Il Bolscevico” n. 29 del 25 Luglio 2013